24 ANNI SENZA AYRTON

Il primo maggio del 1994 morì, all'Ospedale Maggiore di Bologna, l'indimenticato campione brasiliano. Fatale l'incidente avvenuto sulla pista di Imola


Foto di Giornale7

“Un uomo delle stelle, un mistico. Ma un animale in pista, una forza della natura”. In questo modo, anni fa, il nostro Lucio Dalla ricordava il suo amico, uno dei piloti più amati e più grandi che la storia della Formula 1 ricordi: Ayrton Senna.
E Dalla fu uno dei tanti, tantissimi bolognesi che commemorarono il pilota e l’uomo nella camera ardente allestita proprio a Bologna. Perché in questo giorno, ventiquattro anni fa, Ayrton andò a volare sulle piste del cielo, lasciando la propria vettura distrutta ai bordi della pista.
La gara era quella di Imola e il weekend aveva già presentato i prodromi del dramma: il venerdì incidente per Rubens Barrichello (frattura setto nasale e una costola) mentre il sabato aveva perso la vita Roland Ratzenberger. Il fatto aveva colpito molto la sensibilità di Ayrton. Tanto che nell’abitacolo della Williams dove il brasiliano perse la vita, venne ritrovata la bandiera austriaca: avrebbe voluto dedicare a lui, a Ratzenberger, l’eventuale vittoria nell’autodromo di Imola.
Ma quel giorno non riuscì a festeggiare. Nessuno ci riuscì. La scomoda Williams (lo stesso Ayrton la considerava difficile da governare, a cominciare dalla ristrettezza dell’abitacolo) divenne un treno senza anima, un cavallo brado e ostinato lanciato verso le barriere dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari. Le immagini alla televisione tolsero il respiro ai milioni di tifosi che stavano guardando la gara. Tutti misero le mani su quel volante, per cercare di girare, di cambiare traiettoria. Perché alla curva del Tamburello le ruote proseguivano diritte. Il destino aveva messo i binari su quella pista. Due maledetti e dritti binari.
Nessuno di quelli a guardare aveva più fiato: “trauma cranico molto grave, un’insufficienza respiratoria, uno shock emorragico che ha portato a un’assenza di polso” fu il primo resoconto dato in diretta (mentre la gara ancora si svolgeva) dal primario del reparto di rianimazione dell’Ospedale Maggiore, Maria Teresa Fiandri.
Tra i tifosi c’era sgomento, respiro corto, sigarette nervose: “Come può accadere? Ayrton non può cedere. Non deve morire!” Intanto, in quel maledetto week end, altro terrore era stato seminato, con quattro feriti al box Minardi per un intervento sulla vettura guidata dal compianto Michele Alboreto. La gara terminò con la vittoria di Schumacher, il secondo posto di Larini su Ferrari e terzo Mika Hakkinen.
Ma l’agone era terminato prima. Nel silenzio. Un silenzio proseguito fino alle 19 quando la dottoressa Fiandri annunciò il decesso avvenuto alle 18.40 del campione brasiliano.


M.S.












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