SCHIAFFI DI DEMOCRAZIA
Genitori che picchiano insegnanti. Deve essere diventato uno sport moderno la cui esistenza ignoravo. Forse perché sono nato in un’altra era geologica, nei primissimi anni ’70. Quegli anni in cui la protesta comunque “ascoltabile” del decennio precedente (se “condivisibile”, sta a seconda delle posizioni che si hanno), si stava per tramutare nell’inascoltabile terrorismo. Detta in sintesi, dall’immaginazione al potere ai porfidi che volavano colpevoli (perché certi di colpire). Ma in un modo o nell’altro, erano anni di fermento intellettuale. Anni in cui le Istituzioni avevano il valore che era stato loro assegnato dai Padri fondatori. Qualcuno non ne poteva fare a meno. Qualcuno ne avrebbe fatto a meno ma, non potendo, era comunque costretto ad accettarne l’esistenza di quelle Istituzioni. Poi, quasi d’improvviso, ci siamo ritrovati nella “società liquida” di Zygmunt Baumann o nell’era della “Postverità” di Maurizio Ferraris. Una tracimazione. Comunque, nell’un caso o nell’altro, le applicazioni quotidiane del nostro esistere ci raccontano come si stia attualmente corrodendo uno dei capisaldi della convivenza di una comunità: la democrazia. E questo, a causa dei nostri comportamenti.
Quella democrazia che, piaccia o non piaccia, rimane l’unica forma sociale accettabile perché si basa sul principio di uguaglianza dei diritti degli esseri umani e fra gli esseri umani. A chi contesta ciò (o la mancanza di totale applicazione di questo concetto), ricordo che il fatto che spesso la democrazia ci appaia claudicante o non del tutto equilibrata è, in realtà, un valore. Perché la democrazia ogni giorno acquisisce nuovo esperienze e ogni giorno cerca di andare al passo coi tempi. In questa ricerca di equilibrio, ogni tanto inciampa. Ma quel cadere è comunque un crescere. Come se si trattasse di un bambino (e così è storicamente).
Grazie alla democrazia, oggi non abbiamo più roghi in piazza. E non è cosa da poco, se si avesse la lucidità per comprenderlo.
Ma la democrazia ha dei garanti, dei guardiani sostenitori. Ovvero quelle Istituzioni di cui oggi vorremmo fare a meno. Ma quelle Istituzioni sono un concetto per cui dovremmo avere maggiore rispetto. Perché senza le Istituzioni (qualunque forma abbiano: dalla Presidenza della Repubblica alla Scuola e agli insegnanti che educano i nostri figli) a chi dovremmo rivolgerci per la garanzia di un diritto? Al vicino di casa? O, peggio, a noi stessi?
Molti, oggi, potrebbero rispondere “a noi stessi”. Tutti con le nostre piccole verità sulle quali non abbiamo alcun dubbio. Tutti con i nostri piccoli schiaffi da disseminare qui e là. Come se quegli schiaffi sancissero la veridicità delle nostre idee. Ma l'arma del colpevole non lo fa diventare innocente. L'arma dell'ignorante non lo fa crescere dal ruolo di ignorante armato. E l'arma di chi ha ragione è la ragione, non lo schiaffo.
Ecco, questo siamo oggi. Schiaffi e chiacchiere. Pensiamo di essere esempio per i nostri figli, schiaffeggiando. Finché un giorno, un nostro figlio soccomberà sotto uno schiaffo del più forte. E noi non potremo fare o dire nulla, se è ciò che noi stessi gli abbiamo insegnato.
Anzi, forse una cosa potremmo e potremo ancora farla: se ce ne fosse avanzato uno, potremmo darcelo in faccia. Così, più per punizione che per aspetto educativo.
MASSIMO SAMPAOLESI


