VIOLENZA: UNA SOLUZIONE C'È
Il Femminicidio o la Hollywood di Weinstein, il bullismo del più forte (anche se si tratta di un ragazzino nei confronti di un professore), i raid dei Casamonica, la prepotenza da stadio e via dicendo. Si potrebbe proseguire senza smettere mai di parlarne. A parlare di quella “tendenza abituale a usare la forza fisica in modo brutale o irrazionale - come definisce la Treccani - facendo anche ricorso a mezzi di offesa, al fine di imporre la propria volontà e di costringere alla sottomissione, coartando la volontà altrui sia di azione sia di pensiero e di espressione, o anche soltanto come modo incontrollato di sfogare i propri moti istintivi e passionali”. Ecco. Terribile.
Ma c’è qualcosa di ancor più terribile: la reiterazione di questo “codice comunicativo”. Perché forse dovremmo farci una domanda: “Tutto questo spaventa?” Probabile, ma non in modo tale da relegarlo a metodi episodici e anomali nella nostra vita quotidiana. Perché se davvero ne avessimo paura, ciò che è violento sarebbe scomparso dagli strumenti del genere umano, nel trascorrere della sua evoluzione. Ma così non è. Da duecentomila anni (trecentomila, secondo nuove stime) di presenza sulla terra dell’essere umano come lo conosciamo, si è utilizzata la violenza come mezzo di espressione. Come se fosse una certificazione dell’esistere. C’è una sorta di darwinismo, in questo: la legge del più forte che prevarica il più debole. Chiunque sia il forte, chiunque sia il debole.
A leggere sommariamente la storia, il diciassettesimo ed il diciottesimo secolo, a tal proposito, hanno provato a dare una risposta moderna, a questo istinto scimmiesco: il liberalismo e l’illuminismo hanno rappresentato un’opposizione, mettendo in pratica e in norma i “novelli” diritti dell’essere umano e cominciando a parlare di tolleranza. Ma già cinquecento anni prima, attraverso il re inglese Giovanni Plantageneto e la sua Magna Charta, c’erano stati tentennanti tentativi di garantire l’esistenza dell’essere umano attraverso un concetto (allora non del tutto chiarificato) di libertà individuale e, come tale, insopprimibile.
Ma come non trascinarsi ancor più in fondo nel tempo, con Francesco d’Assisi? Ed il rivoluzionario per eccellenza, secondo la definizione di Fabrizio De Andrè: il Cristo. Il Cristo che accetta l’essere umano, in quanto essere umano. Ma non solo, perché si potrebbe fare questo percorso a ritroso, retrocedendo ancor più lontano.
Tentativi, dunque. Tentativi di ribellarsi a ciò che è insito nell’uomo e che, come detto, è lo strumento più funzionale. Prima ancora della scoperta del fuoco. Mi si potrebbe dire che, al di là dell’uomo, esiste la violenza. Ma bisogna concedere il termine spregiativo di violenza solo a ciò che ha coscienza. Perché il leone che mangia la gazzella non è violento: ha fame. Siamo noi a definirlo “violento”.
Quindi, sembrerebbe una battaglia persa, a vederla così. Ma una speranza me la voglio tener da conto. Perché arriverà, prima o poi, un momento in cui la violenza, come noi la intendiamo, verrà definitivamente debellata.
Quando la Natura deciderà di farci finire come i dinosauri.
Noi non ci saremo, cantavano i Nomadi e Guccini.
E non è detto che, per questo pianeta, sia un male.
Massimo Sampaolesi


