Ilicic, questione di dettagli


di Stefano Brunetti

Nel gennaio del 2015 era davvero ad un passo dal diventare rossoblù, col titolo eloquente di un giornale sportivo ("Ilicic-Bologna: siamo ai dettagli"), che dava per fatto il suo passaggio  sotto le Due Torri: questione di dettagli per l'appunto, quelli che il ds Corvino, grande sponsor dell'operazione, non fu poi in grado di limare, perché Ilicic, corteggiato a lungo dal Pantaleo nelle settimane precedenti, non fu poi convinto a scendere di categoria, preferendo rimanere in serie A.
Scelta logica, comprensibile, ma che certo non fece contento il pubblico rossoblù, che quando lo incontrò l'anno dopo lo "salutò" a dovere, perché già l'avere la maglia viola addosso non è che aiuti, figuriamoci poi ad aggiungerci quanto detto sopra.
Eppure, quella del gennaio 2015, non fu l'unica volta di un Ilicic vicino al Bologna.
Classe '88 di Priejdor, Bosnia, con origine croate e passaporto sloveno, nazionale dal 2010, l'anno dell'approdo in Italia nel Palermo di Zamparini. Lì lampi di genio, con la super stagione 2012-2013 ( 10 reti in 31 presenze) che gli vale la chiamata della Fiorentina.
Il primo goal in maglia gigliata lo segna tra l'altro proprio contro il rossoblù, ma l'avventura a Firenze nel complesso non è che parta bene, con fischi in un Fiorentina-Napoli che lui zittisce plateamente. Nel gennaio successivo è dunque sul mercato, col Bologna di Saputo pronto a fare follie per averlo, ma lui in B non ci vuole andare e rifiuta dunque la serrata corte del club felsineo. Lo vuole anche il Toro, ma la società preferirebbe spedirlo sotto le Due Torri, da cui avrebbe più moneta fresca: morale della favola, il braccio di ferro continua e Ilicic rimane infine a Firenze.
Poi però che succede? Che le vie del calcio sono infinite e nella seconda parte di stagione 2015 risulta tra i protagonisti del sodalizio viola, riscopertosi dipendente dal talento sloveno.
In estate il Bologna tornato in A ci riprova, ma il nuovo mister viola Paulo Sousa vuole tenerlo a tutti i costi, con Ilicic che ripaga la fiducia segnando 13 volte (più due in Coppa) in 37 presenze, miglior stagione della carriera, capace di attirare su di sè le attenzioni delle principali big, con tanti saluti al Bologna. Ma non è finita.
Perchè l'anno dopo, a giugno 2017, Josip decide che la sua esperienza sulle rive dell'Arno è al capolinea e ad un anno dalla fine del contratto decide di cambiare aria. I piani alti di Casteldebole ri-tentano il colpaccio (ironia della sorte: il ds con cui trattano, quello viola, è Pantaleo Corvino), ma alla fine la spunta l'Atalanta, che se lo aggiudica per la modesta cifra di 5,5 milioni.
Per la terza volta il Bologna si fa sfuggire un grande obiettivo di mercato, con il rimpianto che cresce, perché a Bergamo Josip ri-esplode, eguagliando la super stagione di Firenze, con un'altra annata in doppia cifra e la certezza di aver trovato la giusta dimensione. 
Nel mercato estivo lo cerca l'Inter, ma a luglio un guaio fisico lo blocca: qualcosa di più serio del dovuto, che gli fa perdere tutto l'inizio di stagione. Dirà poi di quel periodo
"La malattia mi ha cambiato, ho avuto paura. Ora guardo le cose in maniera diversa".
Torna di fatto ad ottobre, giocando per la prima volta da titolare a Verona col Chievo, in un'Atalanta partita col piede storto, a secco di vittorie da sei giornate, che necessita del suo campione.
Detto fatto: tripletta e Bentegodi espugnato.
La domenica dopo, quella del weekend passato, è sempre titolare dietro a Gomez e Barlow e pur non segnando aiuta i compagni a far di un sol boccone del Parma, asfaltato in casa.
E siamo ai giorni nostri, con Ilicic atteso dal test dal Dall'Ara.
E come lo accoglierà il pubblico rossoblù? Per lo più con indifferenza, anche se il bidone del 2015 rimane una ferita ancora aperta.
Ma il nuovo Ilicic, cosa farebbe in quel gennaio del 2015?
Probabilmente la stessa cosa, a pensarci: cioè rifiutare non il Bologna, ma il cambio di categoria. Per un'inezia, o meglio: per una questione di dettagli.


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